Il foglio di cifrematica Milano

  • Grigorij Zejtlin, <i>Amici</i>, 1947, particolare
  • Grigorij Zejtlin, <i>Natura morta<i/>, 1975, particolare

 

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  • Un tocco di zenzero


    (Politiki kouzina)
    un film di Tassos Boulmetis
    Grecia-Turchia 2003, 108’

 

 

 

Un tocco di zenzero


Un tocco di zenzero
(Politiki kouzina)

un film di Tassos Boulmetis

Grecia-Turchia 2003, 108’


Una nota di Fabiola Giancotti


 

 

Il regista, Tassos Boulmetis, è nato in Turchia nel 1957 e si è trasferito in Grecia nel 1964. Ha studiato fisica a Atene e cinematografia all’Università della California.
Il film situa la sua storia a Istanbul, anni cinquanta: una famiglia di origine greca viene rimandata in Grecia a causa del conflitto fra le due nazioni per il controllo di Cipro. Il protagonista, nel tempo del racconto, è professore di astronomia, ma già cultore e specialissimo gastronomo di formazione turca. Egli ripercorre il suo viaggio, da Istanbul a Atene, sul pretesto di un incontro atteso da trentacinque anni con il nonno, rimasto a Istanbul e atteso ogni giorno. Da lui aveva appreso l’arte della combinazione degli elementi in cucina, l’uso delle spezie, l’invenzione di nuovi sapori, colori, composizioni. E ciascuna cosa, come l’osservazione delle galassie e lo studio dell’astronomia, anche per una combinazione linguistica (gAstronomia), era sempre differente e varia, pur lasciando sempre il nonno artefice di queste meraviglie.
È il racconto di un viaggio senza ritorno, e in effetti non si incontreranno mai più nonno e nipote, così come mai diventerà reale il suo incontro con Saime, la bambina che ballava per lui quando lui cucinava per lei.
Sulla via delle spezie, a Istanbul, dove oriente e occidente si guardano dalle due rive del Bosforo, e dove il viaggio talvolta trova la via della scrittura, della musica, della poesia, della matematica, della cucina, della sessualità, senza mai incontrarsi in alcuna corrispondenza.
Il titolo originale è Politiki kouzina, intraducibile in altre lingue che non siano il greco, possiamo intenderlo come politica (parola che richiama la polis, la città, la comunicazione, l’antica idea della città pensata appunto come Costantinopoli — la vecchia Bisanzio e la nuova Istanbul). Questa sfumatura non si coglie in occidente, dove il film prende il titolo da un consiglio che lo speziale raccomanda a una signora per sorprendere i suoi ospiti al pranzo della domenica: un tocco di zenzero al posto del cumino, delicato e pungente lo zenzero, forte e aggressivo il cumino.
Nel corso del racconto, le specie accompagnano ciascun cambiamento di rotta. In cucina, come nella vita, errori, malintesi, sorprese, progetti e programmi, attese e disattese costituiranno la riuscita del piatto, la tavola ricca, l’occorrenza della narrazione.
Il film esplode in tutta la sua dirompente efficacia in Grecia, raggiungendo incassi pari al Titanic (quasi due milioni di greci vanno a vederlo al cinema). Nomination all’Oscar 2005 come miglior film straniero, è distribuito in 38 paesi. Dà uno spaccato della Grecia e della vicina Turchia, all’inizio del terzo millennio. La colorata e rumorosa Istanbul e la soleggiata e fatalista Grecia, terra di Ulisse e del suo viaggio infinito. Il cinema di Teo Angelopulos, il regista greco, racconta, sottolineandone la fatica e l’infinita disperazione, un viaggio senza approdo e senza scrittura. E, tuttavia, ciascun viaggio è senza ritorno.
La via delle spezie che sceglie di percorrere Boulmetis non chiude il cerchio: nessun ritorno che coincida con la partenza. Fanis, il protagonista (al secolo Georges Corraface,1952, attore francese di origine greca), trova il filo del suo viaggio nel corso infinito dei pianeti nelle galassie, dove ciò che si vede non esiste più, poiché ormai lontanissimo nella memoria, e tuttavia è lì, come il sale nel cibo, che dà sapore, che dà piacere al viaggio.
Tassos Boulmetis prosegue la sua carriera cinematografica con altri film interessanti. La fabbrica dei sogni (1989) è il suo primo film. Mytopathy (2016) l’ultimo. Attualmente, è presidente della Hellenic Film Academy.
Il cinema internazionale ha reso omaggio alla cucina producendo pellicole belle e complesse. Ne ricordiamo alcune, fra le ultime, da vedere assolutamente, che raccontano attraverso il cibo, i grandi temi della vita (il viaggio, la casa, la storia, la politica, la famiglia, la sessualità, la morte, la guerra, l’oriente e l’occidente): Gabriel Axel, Aarhus, 1918-2014, Il pranzo di Babette (Danimarca, 1987) - Claude Chabrol, Parigi, 1930; Grazie per la cioccolata (Francia, 2000) - Alfonso Arau, Città del Messico, 1932, Come l’acqua per il cioccolato (Messico, 1992) - Lasse Hallström, Stoccolma, 1946, Chocolat (USA, 2000); Amore, cucina e curry (USA, 2014) - Ang Lee, Taiwan, 1954, Il banchetto di nozze (Taiwan-USA, 1993); Mangiare bere, uomo donna (Taiwan- USA, 1994) - Morgan Spurlock, Parkersburg,1970, Super Size Me (USA, 2004) - Brad Bird, Montana, 1957, Ratatouille (USA, 2007) - Christian Vincent, Parigi, 1955, La cuoca del Presidente (Francia, 2013).


3 maggio 2016
© Fabiola Giancotti, riproduzione riservata - ilclubdimilano@gmail.com

 




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