Il foglio di cifrematica Milano

  • Grigorij Zejtlin, <i>Amici</i>, 1947, particolare
  • Grigorij Zejtlin, <i>Natura morta<i/>, 1975, particolare

 

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  • Vincent van Gogh


    (Zundert,1853-Auvers-sur-Oise 1890)

 

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Gli ulivi di Vincent van Gogh


Saint-Rémy-de-Provence, 1889


una nota di Fabiola Giancotti

 

 



Occorre essere prossimi al mare per catturare i colori dell’ulivo. Occorre camminare per colline non troppo alte, per percepire l’odore dei minuscoli fiori pronti a trasformarsi in minuscole puntine dello stesso colore di quelle foglie lunghe, spesse, pesanti, della stagione passata. Verde più o meno scuro a seconda se hanno visto due o tre inverni.
Non troppo vicini né troppo lontani dal mare e dalla montagna. Protetti dalle scosse del vento, della pioggia, della grandine. Né troppo in alto né troppo in basso.
Le colline scendono verso il mare, e d’estate prendono i colori del mattino. Il cielo, le foglie, la terra, il sudore: eccoli andare, dal rosso al giallo, all’arancione... dal sole alla terra passando per i pensieri di uomini, di donne, di bambini.
I campi di ulivi d’estate non fanno ombra spessa, fa caldo tra i loro filari. Grilli, calabroni, farfalle, grandi mosche blu, coleotteri smeraldo, cicale trasparenti ruotano intorno allo spuntino del meriggio della giornata del contadino.
 
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Gli ulivi di Van Gogh, Saint-Rémy-de-Provence, 1889

 

Gli ulivi tra poco saranno liberi dall’erba ingiallita del sole, avranno la terra smossa per prepararsi ai frutti dell’inverno. Restituiranno il caldo di luglio nel raccolto di gennaio.
Il gelido vento viene dall’alto, gli ulivi sono carichi dei loro frutti, è inverno. La raccolta si alterna da un anno all’altro, un anno sì — ed è quella una bella annata —, un anno no. Il loro colore, in contrasto con l’abbondanza dell’anno buono, è il verde opaco delle foglie, quasi a proteggere i suoi frutti da quell’inverno che dovrà essere mite a nord e a sud del Mediterraneo. A volte, aria e colori, freddo e luce si mischiano, e il paesaggio chiaro delle fresche giornate della collina di fronte al mare prende i colori dell’estate e perdona alle foglie dell’ulivo la scarsa ombra sui volti rugosi di uomini e di donne.

Nuvole bianche su cielo azzurro non hanno motivo di adagiarsi sui grovigli delle colline e sulle chiome degli ulivi. Le onde degli uni e degli altri seguono ora la terra ora le foglie degli alberi. Verso la montagna, verso il mare. Verso il blu del cielo, verso il blu del mare.
Blu il cielo, intenso, chiaro, quando il sole non è né allo zenit né al tramonto. Quando non si specchia nella terra che d’estate è di colore rosso, intenso, chiaro, giallo. Come il tondo del sole, ben distinto, in un cielo dello stesso colore del sole.
Appena un momento per guardarsi intorno prima di scompaginare questo paesaggio e restituirlo alla sua natura.
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Gli ulivi di Van Gogh, Saint-Rémy-de-Provence, 1889

Sono tutti ulivi quelli d’intorno? Da quanto sono lì? Non sembrano curarsi di chi li guarda, di chi si appoggia, stanco, al loro tronco.Anzi, se qualcuno si avvicina, con la voce del vento potrebbero raccontare storie dei loro antenati, rivelare pensieri dei loro nonni, inquietudini di gente lontana, che solo per un momento si era fermata per riposare un po’ in cerca di pace, di silenzio, di ascolto, di quiete. Non importa quale stagione ritorna nella memoria, il colore è quello del giorno, o della notte, o del crepuscolo.
Qui, per secoli, gente di ogni contrada ha stancato e riposato le sue membra. Forse per giorni, forse per mesi, forse per anni. Forse per l’intera sua vita.
Poi, un viaggiatore passò da questo orto una volta sola di giorno, una volta sola di notte, una volta sola al crepuscolo, una volta sola con la pioggia, una volta sola con il sole, una volta sola d’estate, una volta sola d’inverno. Una volta sola con l’annata buona. Una volta sola volta con l’annata senza raccolto.
Passò e non fece nulla. Non si sedette neanche a riposare. Non percorse né viali né sentieri. Lasciò gli ulivi nella loro tranquillità e in balia del vento, privi di acqua e immersi nella nebbia. Svettanti o attorcigliati, prostrati o altezzosi, dritti o storti, giovani e vecchi, solidi e cupi. Lasciò che i colori si contendessero l’assoluto: li lasciò “d’argento, e un attimo dopo d’azzurro, e tutto insieme di verde, con un pizzico di bronzo, contro il giallo, rosa, blu, porpora, arancio e ocra”.
Erano gli ulivi di Van Gogh, quelli che dipinse quando passò da questo campo la seconda volta.
 
Milano, 17 maggio 2016
Fabiola Giancotti © Riproduzione riservata - ilclubdimilano@gmail.com
 
 




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